La forza dell’equilibrio

«La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità»

(Organizzazione Mondiale della Sanità, 1948)

La salute è determinata da un insieme di complessi equilibri tra loro intersecati.

L’ambito dell’emozione è determinante per il mantenimento degli equilibri chimici e meccanici del nostro essere, ma è importante comprendere che gli equilibri metabolici come quelli strutturali sono in grado di condizionare l’equilibrio psico-emozionale.

Con il termine omeostasi (equilibrio) si intende indicare l’insieme dei range fisiologici entro cui la risposta adattativa dell’organismo risponde alle sollecitazioni sia interne che esterne definite “stressors”.

La meravigliosa macchina umana ha sviluppato dei margini di difesa molto ampi, questo ci permette di superare momenti di difficoltà, di fatica, di difenderci da migliaia di attacchi di vario tipo, ma non dovremmo abusarne.

Ogni volta che superiamo i range fisiologici relativi alla nostra omeostasi creiamo un danno che può essere reversibile o meno e che può sommarsi ad altri.

In un momento di “affaticamento” in cui le nostre difese potenziali si abbassano, i danni sommati ci possono presentare il conto e probabilmente dare inizio alla malattia.

Generalmente la moderna Medicina definisce lo stato di malattia riferendosi alle funzioni alterate di un tessuto, un organo, un sistema o dell’intero organismo.

Oggi siamo ormai abituati a dividere la Medicina ufficiale dalle così dette Medicine Non Convenzionali, relegando quest’ultime ad una serie di pratiche utili solo per i malati immaginari, personalmente preferisco vedere il sapere in un unico contenitore senza discriminazioni di sorta.

Alla Medicina moderna piace inquadrare, catalogare, isolare, la malattia, attraverso la diagnosi e ricercare la causa attraverso lo studio eziologico sempre in una logica di causa effetto in un ambito biologico.

Questa gestione molto meccanica ci porta a vedere la malattia, sia dal punto di vista del Paziente che da quello del Medico, come un nemico da combattere e distruggere scollegandolo da ogni altro aspetto dell’intero essere umano.

Negli anni ’80 alcune importanti scoperte hanno dato inizio ad una branca medica il cui acronimo è PNEI.

Una visione più ampia della Medicina considera la malattia come un evento legato all’insieme psiche-soma-metabolismi, e l’approccio ricerca una compliance attiva e consapevole da parte del paziente che si sentirà responsabile e partecipe del percorso di cura.

La responsabilizzazione e l’educazione del paziente aiutano la persona a non attribuire esclusivamente a cause esterne ed incontrollabili i motivi della sua malattia, la collaborazione alla pari con il Medico permette una ricerca introspettiva utile a correggere le concause del disagio.

Il mantenimento di un corretto equilibrio è legato allo stile di vita che deve essere rispettoso verso le “vere” esigenze dell’essere umano.

Le esigenze costruite dalla moderna società sono spesso causa di enorme confusione, occorre quindi ritrovare quell’armonia interiore che solo la calma, il rispetto del tempo, dei propri spazi, della cultura, il rispetto delle tradizioni e degli altri, possono darci.

A volte viene da chiedersi il perchè di questa divisione che vede contrapporsi due correnti di pensiero anche con toni inadeguati. Per la c.d. Medicina ufficiale, di cultura cartesiana, risulta assai difficile inquadrare la malattia come una disarmonia dell’intera persona, anche perchè ormai da centinaia di anni gli studi di Medicina sono rivolti all’aspetto biologico e strutturale del corpo, lasciando alla filosofia, alla psicologia e alla religione gli aspetti dell’area psico-emozionale e spirituale.

Di contro oggi la reazione alla visione medico-cartesiana promuove correnti di pensiero che vanno verso l’estremizzazione dell’influenza della mente sul corpo, e forse è per questo che sto cercercando di comprendere meglio, per quanto mi sia possibile, l’effettiva relazione mente-corpo.

Quando osserviamo i vari sviluppi della figura rappresentata dal triangolo della salute, che nel tempo ha avuto tantissime revisioni e modifiche, indipendenetemente dai colori, dalle altre figure che vengono correlate alla figura principale del triangolo, non riusciamo a vedere il punto di contatto tra gli elementi di base psiche-biochimica-struttura.

Credo che l’attività emozionale sia frutto di un complicato equilibrio di stimoli provenienti sia da tutti i vari distretti corporei, che sono a loro volta frutto dell’esperienza

genetica, sia dalle relazioni sociali filtrate ed elaborate dalla cultura acquisita e dalla strutturazione sinaptica di ognuno.

In tutto questo il rispetto delle leggi di gravità, che ai più possono apparire come aspetti esclusivamente tecnici e meccanici, hanno invece una grande importanza nell’equilibrio generale della persona.

Il movimento corretto sia da un punto di vista biomeccanico che da quello metabolico per intensità e volume è un’altra colonna del nostro benessere.

L’ambiente inteso sia come rapporto con la natura che con la comunità, la famiglia, le nostre esperienze, devono servirci ad avviare una ricerca interiore per scegliere la collocazione più equilibrata per le nostre aspettative.

La postura è l’espressione corporea del nostro pensiero, perchè se da un punto di vista biomeccanico possiamo descrivere la nostra posizione nello spazio in relazione alle leggi della fisica, è anche vero che il motivo degli atteggiamenti va ricercato nella gestione delle emozioni e dei rapporti interpersonali.

Le importanti funzioni del tessuto connettivo sono in grado di memorizzare esperienze di vita riflettendole nell’atteggiamento posturale, quindi l’equilibrio psico-emozionale si accompagna all’equilibrio strutturale ed insieme permettono un corretto utilizzo della respirazione.

Una respirazione libera da tensioni permette al diaframma, muscolo respiratorio per eccellenza, di liberare la colonna vertebrale.

La comprensione dell’insieme dei concetti molto sommariamente descritti, può essere facilitata dalla Cibernetica, che può essere definita la scienza della comunicazione autocontrollata; immaginiamo che l’enorme numero di stimoli posturali in continuo adattamento partano da un sistema circolare a cui gli elementi di trasmissione siano collegati e che ogni stimolo, indipendenetemente dal punto di partenza, si propaghi circolarmente, questo permetterà a tutti gli elementi di valutare e controllare sia gli stimoli in uscita che in entrata.

La teoria dei sistemi viventi, presentata agli inizi degli anni ’70 non vede la mente come un hardware ma come un software che permette la relazione con l’ambiente, questo dovrebbe farci comprendere meglio quanto l’equilibrio con l’ambiente possa influire su di noi.

L’equilibrio necessario ad una vita piacevole passa quindi per l’educazione, la cultura, i rapporti sociali e ambientali, senza dimenticare che l’intelligenza primaria dell’uomo è quella motoria, e che già gli antichi Medici ripetevano che noi siamo quello che mangiamo.

 

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