Camminiamo?

 

di Lorena Mion     

Educatore al Benessere WIB    

 

“……Camminare…

atto spontaneo ma consapevole.    

I vantaggi del movimento corretto.”

 

La forma di movimento privilegiata e alla portata di tutti per mantenere uno stato di benessere è il camminare, la natura l’ha pensato per l’equilibrio della psiche e della biochimica del corpo nel rispetto di equilibrio, economia e confort.

In natura, l’istinto di sopravvivenza spinge i cuccioli appena nati ad alzarsi sulle zampe il più velocemente possibile per sfuggire agli attacchi dei predatori e per unirsi alla madre ed al branco di appartenenza.

Per il cucciolo umano guadagnare la posizione eretta è una conquista un po’ più lunga che passa attraverso varie fasi prima fra tutte la posizione seduta e successivamente il gattonamento.

La fase del gattonare non è un prerequisito per camminare ma è propedeutico, e ogni bambino ha un suo processo psicomotorio personale, però è una fase molto importante per il suo sviluppo psicofisico; grazie al gattonamento il bambino aumenta la coordinazione occhio-mano-arto inferiore imparando a sviluppare la distanza, il posizionamento degli oggetti ed a sfruttare il movimento delle mani per raggiungerli in sincronia con gli occhi (visione binoculare).

Impara a percepire la posizione del corpo nello spazio e il grado di contrazione dei propri muscoli anche senza l’aiuto visivo, sviluppando in tal modo la propriocezione.

Sviluppa le funzioni cognitive perchè i movimenti richiesti per gattonare fanno interagire tra loro i due lati del cervello.

Sviluppa lo schema crociato, ovvero quella funzione neurologica che rende possibile lo spostamento corporeo organizzato ed in equilibrio per cui il braccio destro si muove in sincronia con la gamba sinistra e viceversa.

Il passaggio dalla posizione in quadrupedia a quella eretta, (bipede) permette la formazione delle curve fisiologiche della colonna indispensabili per una corretta postura.

In questa fase bisogna imparare a stare in equilibrio, bilanciare bene il peso su entrambi i piedi nelle quattro direzioni; camminare non è un atto spontaneo come si pensa, basta guardare i primi passi del bambino per capire quanto complessa sia la dinamica del movimento.

Ogni nostra azione è determinata da una stimolazione psichica, sensoriale, di bisogno, tutto parte da un imput della centralina, il cervello, “voglio spostarmi, avanzare” che genera un’”immagine motoria” e conseguentemente una risposta motoria col movimento vero e proprio tramite la coordinazione delle varie parti del corpo deputate alla deambulazione.

All’inizio è solamente uno sbilanciamento della testa (che avanza per prima) poi lo spostamento del peso corporeo cadendo in avanti, in seguito l’atto si perfeziona e tutto il corpo partecipa al movimento.

Nel bambino, maggiore sarà l’esperienza motoria maggiore sarà la coordinazione nel dare una risposta motoria adeguata al momento: ricordiamo che l’acquisizione dei vari schemi motori di base del cammino avviene nei primi 12 anni di vita.

Tuttavia l’atto del camminare non viene insegnato da nessuno e soltanto iniziando un’attività del tipo walking balance si intuisce la complessità del movimento che richiede molta concentrazione e molto dispendio energetico iniziale prima di acquisire la consapevolezza del gesto stesso.

Ma allora come dobbiamo camminare?

Il piede umano è una struttura complessa formata da articolazioni, ossa, muscoli e legamenti; è costruito come una volta sostenuta da tre archi che se vengono mantenuti in salute permettono di camminare in modo performante senza usurare la struttura.

Se il passo avviene nella giusta sequenza:

– fase di contatto: appoggio della parte centrale del tallone estendendo la caviglia;

– fase di posa: appoggio e rollaggio della pianta, il peso si trasferirà dalla parte esterna, dal mignolo, piano piano fino all’alluce, in questa fase il piede rappresenta una piattaforma stabile ma flessibile che sostiene il corpo;

– fase propulsiva: inizia con la spinta dell’avampiede che solleva il tallone da terra e continua fino a che tutto il calcagno lascia il suolo;

facendo funzionare correttamente l’elica plantare creando il movimento rotatorio del piede stesso per fornire la spinta necessaria all’avanzamento, il piede riuscirà a lavorare e darà, attraverso il lavoro della caviglia, il giusto appoggio di tibia e perone e, conseguentemente, a tutto il “sistema” gamba – anca – bacino – schiena – spalle – cervicali – testa.

Il cammino è la manifestazione della nostra postura, e la postura è il risultato del nostro vissuto esperienziale psichico-motorio-emozionale: l’uomo non nasce con le scarpe, abbiamo visto come il piede sia una struttura “mobile” e articolata che si adatta alle superfici su cui si appoggia per consentire al corpo di mantenersi in “equilibrio”.

Indossare scarpe con suole rigide, con i tacchi, camminare su terreni e superfici dure e piane causa degli squilibri a livello posturale che si ripercuotono su tutta la struttura, per questo motivo sarebbe auspicabile, quando possibile, indossare scarpe comode e camminare nella natura, su terreni irregolari, sabbia, erba, per stimolare la propriocezione del piede e le sollecitazioni neurologiche che ne derivano.

I vantaggi di una camminata corretta li troviamo, a livello biochimico, in un miglioramento del metabolismo dei grassi, infatti, per un’attività di benessere, quindi non di prestazione atletica, è consigliato un cammino di tipo lungo-lento, che mira a ridurre al minimo lo stimolo anaerobico di consumo degli zuccheri, al fine di evitare lo stress ossidativo che produce i radicali liberi, e favorisce il consumo dei grassi, che sono la fonte di energia.

A livello circolatorio e linfatico, sotto la fascia plantare c’è un intrico di capillari venosi – suola di Lejars – che, con l’appoggio corretto e la rullata del piede, ad ogni passo vengono sollecitati e “spremuti” favorendo il drenaggio dell’arto inferiore.

Non solo, questo lavoro di drenaggio viene coadiuvato dal lavoro di trazione del tendine di Achille e dei muscoli gemelli (muscolo gastrocnemio) che contraendosi in maniera simmetrica contemporaneamente comprimono la via venosa profonda del polpaccio (il “cuore della gamba”) e fanno salire il sangue più agevolmente verso l’alto.

Camminando bene la struttura si usura di meno: la colonna vertebrale è una struttura complessa e va considerata parte del sistema del movimento.

Ad ogni passo la colonna vertebrale crea delle curve e controcurve che, grazie al movimento, cambiando continuamente sollecitazione da compressione a trazione, muovono il liquido presente all’interno dei dischi intervertebrali favorendone l’idratazione; a ciò va sommato il lavoro di contro rotazione fra l’asse del bacino e l’asse delle spalle.

Se camminiamo rigidi queste curve non si sviluppano e, col tempo, i dischi si disidratano, quindi la colonna sta bene se camminiamo bene.

Per imparare a camminare nel modo corretto si utilizzano dei bastoncini, diversi da quelli per il trekking principalmente per l’impugnatura e il lacciolo, per consentirne la spinta e il recupero.

Il loro utilizzo è paragonabile a quello di un qualsiasi altro attrezzo in palestra, col vantaggio però di far si che la mano, arto prensile, diventi arto portante:

i bastoncini rialzano il terreno ed è come se si gattonasse in piedi, promuovendo il coordinamento occhio-mano-piede e delle catene muscolari.

Non da ultimo, l’utilizzo dei bastoncini favorisce il lavoro di drenaggio anche per il braccio e la parte superiore del busto: il movimento di apertura e chiusura della mano sull’impugnatura del bastoncino coordinato con l’estensione accentuata del braccio indietro fa muovere la scapola cosi da stimolare le stazioni linfonodali sottoscapolari.

Se a tutti questi benefici aggiungiamo la libertà di praticare questa attività all’aperto, nella natura, con i nostri ritmi, senza affaticarci, in compagnia dei nostri amici, l’imparare a camminare bene correlato ad un corretto stile di vita, può aiutarci a ritrovare una condizione di benessere psicofisico.

 

 

 

 

 

 

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