GLI EFFETTI DEL NORDIC WALKING NEL DIABETICO ANZIANO: METANALISI

A cura della Dott.ssa Martina Lattarulo

Secondo i recenti dati dell’International Diabetes Federation, il diabete è una delle più grandi emergenze sanitarie globali del 21esimo secolo: infatti, in aggiunta agli attuali 415 milioni di diabetici, ci sono 318 milioni di adulti con una tolleranza al glucosio tale da esporli ad un rischio elevato di riscontrare la patologia diabetica in futuro.

Il diabete di tipo 2 è una patologia metabolica ad andamento cronico, caratterizzata da una costante iperglicemia plasmatica, conseguente ad una condizione di insulino-resistenza nella fase d’esordio, seguita da una insufficiente produzione di insulina da parte delle beta-cellule. È la forma di diabete più diffusa nel mondo e interessa soprattutto soggetti in età adulta (compresa tra i 40 e gli 80 anni). Il diabete di tipo 2, infatti, è una patologia multifattoriale dovuta soprattutto all’obesita, all’avanzare dell’età e all’ acquisizione di uno stile di vita poco salutare, come la cattiva alimentazione e l’inattività fisica. Contrariamente al diabete di tipo 1, la maggior parte dei soggetti con diabete di tipo 2 non necessita quotidianamente del trattamento insulinico, ma è di fondamentale importanza l’adozione di uno stile di vita sano.

La terapia nutrizionale è la soluzione cardine di questa forma di diabete: controllando l’introito calorico e il peso corporeo attraverso un’alimentazione povera di grassi saturi e ricca di fibre vegetali, è possibile ridurre o ritardare l’assorbimento degli zuccheri ingeriti. Anche la pratica costante dell’esercizio fisico viene prescritta per curare il diabete o per ridurre le dosi farmacologiche al fine di gestire in maniera ottimale il controllo glicemico. Questo è un aspetto rilevante per tardare l’evoluzione della patologia diabetica verso le complicanze del diabete, come le malattie macro e micro-vascolari e la neuropatia.

Ma che tipo di attività fisica?

Le linee guida dell’American College of Sports Medicine riguardo al diabete di tipo 2 consigliano la pratica di un esercizio fisico prevalentemente aerobico per circa 150 min a settimana, ripartiti in 3-5 sessioni di allenamento ad un’intensità moderata, compresa tra il 40% ed il 60% del massimo consumo di ossigeno. Inoltre, molti studi hanno riportato maggiori benefici nel soggetto diabetico se l’esercizio aerobico viene combinato con l’allenamento della forza muscolare, 2-3 giorni a settimana, ad un’intensità vigorosa maggiore del 60%.

Tuttavia, le linee guida si limitano ad elencare la modalità e l’intensità con cui praticare l’esercizio, senza consigliare una disciplina in particolare.

Spinta dalla passione per la pratica del Nordic Walking e dalla consapevolezza dei suoi numerosissimi benefici, ho indirizzato la mia ricerca sugli effetti che questa salutare disciplina può indurre in questo tipo di popolazione: anziana e con diabete di tipo 2.

È stato osservato in diversi studi che, rispetto alla camminata senza bastoncini, il Nordic Walking provoca l’incremento della frequenza cardiaca fino al 20% e del dispendio energetico fino al 50%. Inoltre, coinvolge il 90% della massa muscolare grazie all’aggiunta dei bastoncini che mobilizzano la parte superiore del corpo. Negli anni precedenti sono stati effettuati molteplici studi riguardo al Nordic Walking e ai benefici riscontrabili sulle patologie croniche in generale, come possiamo osservare in due revisioni sistematiche del 2013 (Tschentscher et al. Health Benefits of Nordic Walking: A Systematic Review) e del 2016 (Skórkowska- Telichowska et al. Nordic walking in the second half of life).

In questi studi, però, non sono state affrontate in maniera specifica gli effetti che il NW induce nel soggetto diabetico anziano. Dunque, quali sono gli effetti del Nordic Walking nei soggetti con diabete di tipo 2? Lo scopo della mia meta-analisi è quello di revisionare sistematicamente la letteratura disponibile relativa all’efficacia del nordic walking in soggetti con diabete di tipo 2, indagando sui benefici in relazione ai fattori della patologia diabetica.

Per ciascuno studio, sono stati rilevati dati relativi all’autore e all’anno di pubblicazione, le caratteristiche dei soggetti inclusi nello studio, come ad esempio l’età media, il sesso e la durata del diabete, le caratteristiche del programma di intervento, come la frequenza, la durata e l’intensità e gli outcomes, quindi i valori del controllo glicemico, il colesterolo, l’indice di massa corporea e il peso.

Attraverso i risultati del diagramma di flusso Prisma, sono stati rinvenuti 5 studi idonei ai criteri di inclusione: numerosi studi sono stati esclusi perché non hanno coinvolto soggetti anziani o non hanno svolto un programma di nordic walking. Tuttavia, si tratta di 5 studi con livello di evidenza 2, poiché sono Randomized Controlled Trial, ovvero studi che confrontano un gruppo di controllo ed uno di intervento. In totale i soggetti reclutati sono 585, di cui 255 maschi e 330 femmine, con un’età media di 61 anni. Gli outcomes analizzati sono l’indice di massa corporea, il peso corporeo, l’emoglobina glicata e il glucosio plasmatico, il colesterolo totale, i livelli di HDL e i trigliceridi. Ma di questi 5 studi, soltanto 2 sono stati oggetto di metanalisi, poiché hanno riportato gli stessi criteri di valutazione dei vari outcomes.

Analizzando i risultati, per quanto riguarda l’indice di massa corporea ed il peso corporeo non risulta alcuna differenza significativa tra i due gruppi, nonostante i dati mostrino un’apparente differenza statistica a favore del gruppo che ha praticato nordic walking. Tuttavia, al termine del programma di intervento non si è verificato nemmeno l’aumento di entrambi i parametri. Risultati significativi, invece, si verificano nella riduzione dell’emoglobina glicata pari al 9% nel gruppo di nordic walking. Questo è un valore importante per il miglioramento del controllo glicemico. Ridotti valori della glicemia risultano apparentemente a favore del gruppo di controllo. È importante specificare, però, che in uno dei due studi considerati nella metanalisi il numero di soggetti è maggiore. Un altro punto a favore per il nordic walking viene attribuito per gli effetti che ha sul colesterolo totale: al termine del periodo di intervento, i soggetti che hanno praticato nordic walking hanno mostrato una riduzione pari al 27%, mentre nel gruppo di controllo i valori sono aumentati. Infine, per quanto riguarda i livelli di HDL, come nel caso della glicemia, il miglioramento si verifica a favore del gruppo di controllo. Mentre, i livelli di trigliceridi nel sangue migliorano nel gruppo di nordic walking, anche se non in maniera significativa.

In conclusione, tralasciando i limiti dello studio e nella speranza che in futuro verrà effettuato un numero maggiore di studi a riguardo, si può affermare che il nordic walking è una disciplina sicura che apporta benefici nel soggetto anziano con diabete di tipo 2 poiché migliora il controllo glicemico, riducendo i valori di emoglobina glicata , e il profilo lipidico, riducendo il colesterolo totale e inducendo, di conseguenza, una riduzione del rischio di sviluppare le complicanze del diabete, come le malattie cardiovascolari.